Tre artisti per il weekend: Kiah, Owusu, Kidjo

Per quest’ultimo fine settimana di giugno vi voglio proporre tre artisti apparentemente molto diversi tra loro, per generi, origini, contaminazioni ma che in fondo hanno più di una radice comune. Dalla beninese Angélique Kidjo, al giovane ghanese-australiano Genesis Owusu, al suo primo disco – e che disco! – alla potentissima Amythyst Kiah che ha pubblicato un album che è un capolavoro di forza e di country blues. Musica dinamica, viva, pulsante, per i tre artisti, giusta per il momento, l’estate e la speranza di riconquistare una nuova normalità.

1 – Wary + Strange – Amythyst Kiah
La trentaquattrenne artista del Tennessee ha confezionato un disco praticamente perfetto. Dove c’è posto per tutto l’universo di Amythist Kiah, folk, blues, country, rock che nei precedenti due lavori aveva tenuti ben distinti. Il primo, Dig, uscito nel 2013 erano cantate folk ricche di pathos (d’altronde con la voce che il buondio le ha donato può permettersi praticamente tutto), il secondo, Songs of Our Native Daughters, pubblicato assieme ad altre tre musiciste – Rihannon Giddens, Leyla McCalla e Allison Russell – sotto il nome di Our Native Daughters, oltre a un rifacimento in chiave folk di Slave Driver di Bob Marley, proponeva punti di vista su questioni dirimenti per gli afroamericani, dal razzismo, alla schiavitù alla discriminazione sessuale, in chiave “americana” con inserti blues. Wary + Strange è finalmente un disco completo, interpretato con la giusta grinta e quel senso di sicurezza di chi ha finalmente trovato la sua strada artistica. La stessa Black Myself, presente nel precedente album, è stata trasformata in una vigorosa ballata rock blues. Ascoltatela, alzate il volume e caricatevi!

2 – Smiling With No Teeth – Genesis Owusu
Smiling With No Teeth, uscito nel marzo scorso, è il primo album di questo ventitreenne nato in Ghana e cresciuto a Canberra (Australia), dove i suoi genitori lo portarono all’età di due anni. La famiglia è ritornata in Ghana, lui divide la sua vita tra i due Paesi. Il fratello maggiore è un rapper noto in Australia, Citizen Kay. Premessa necessaria: Genesis adora i manga giapponesi, i videogiochi e in genere le arti visive. E ancor di più ama alla follia le musiche dei videogiochi, oltre al funk, al punk, al rap e al pop. Queste sue passioni si riversano tutte nel disco che riassume un caos di generi dove Owusu si muove a suo agio, alimentandolo a dovere. Si sente la stessa fluidità di Prince nel fare musica… A partire dal primo brano, On The Move che introduce The Other Black Dog, è un crescendo di melodie e generi che stimolano e incuriosiscono. Ti invogliano ad andare avanti per questa strada apparentemente sconnessa – vedi Waitin’ on Ya – e divorare il disco fino all’ultimo brano, By By.

3 – Mother Nature – Angélique Kidjo
Ancora Mama África, per citare una vecchia canzone del brasiliano Chico Cesar. Dal Ghana ci spostiamo al Benin, da dove viene Angélique Kidjo, una delle grandi voci del continente. La sessantenne artista che vive a New York, con questo album continua la sua missione, e cioè, divulgare la cultura panafricana come un insieme di grande valore. Grazie ad artisti come lei la musica africana negli anni è diventata punto di riferimento nella world music. E Mother Nature vuole essere proprio questo, attorno al solido pilastro che è Angélique trovano voce molti artisti, come i nigeriani Mr. Eazi e Burna Boy e il chitarrista e jazzista beninese Lionel Loueke (che vi avevo presentato lo scorso anno). Come riporta Pitchfork, la Kidjo ha registrato l’album in Francia chiamando virtualmente a raccolta un collettivo panafricano composto da musicisti e cantanti provenienti dall’Africa agli Stati Uniti per presentare brani che contenessero le sonorità dell’Afrobeat, la spiritualità dello Zilin, tecnica vocale tipica del Benin, l’improvvisazione dei griot, cantastorie dell’Africa Occidentale, uniti al banku e all’hip hop. Un disco che è, dunque, anche uno scambio di memorie condivise. Da una solida versione di Africa, come specificato nel titolo, One Of A Kind, del maliano Salif Keïta, che canta assieme a Mr. Eazi, a Omon Oba che la Kidjo interpreta con Zeynab e Lionel Loueke. Una vera e propria avventura in musica.

Musica da viaggio/ Alternative Country Rock, cinque album da ascoltare

Oggi, splendida giornata di sole, voliamo dall’altra parte dell’oceano, negli States, per parlare di un genere, l’Alternative Country Rock, che s’è sviluppato dalla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta del secolo scorso. Sicuramente avrete ascoltato alcuni dei gruppi più significativi del genere ancora attivi, per citarne alcuni, Calexico, Lambchop, Giant Sand… In sostanza, melodie folk, quelle alla Nashville per intenderci, contaminate da suoni più rock con escursioni nel mariachi, bluegrass, punk, blues… Come per tutte le cose c’è un inizio e, per l’alternative country, questo ha un nome stravagante, The Flying Burrito Brothers, band nata nel 1968 da due esuli dei Byrds (storico gruppo folk rock psichedelico dove suonò anche David Crosby), Gram Parsons e Chris Hillman. Il primo morì a 26 anni di overdose nel 1973, il secondo, è un famoso bassista di 75 anni ancora in attività. Piccola annotazione: è grazie a Gram Parsons che Keith Richards dei Rolling Stones, per un periodo inseparabili, s’è innamorato della musica country, contribuendo a dare ancora più sale al suono dei ribelli British… Il loro primo album, The Gilded Palace of Sin, fu accolto entusiasticamente dalla critica ma non vendette molto. È considerato la pietra miliare del genere che di lì a qualche anno sarebbe esploso. I Flying Burrito Brothers restano in attività fino agli anni Novanta, Parsons suonò e cantò nei primi due album, poi venne “licenziato” dalla band perché perso nei meandri della droga.

E rieccoci all’Alternative Country: ho scelto cinque gruppi e altrettanti dischi da proporvi, quelli che metto in cuffia nelle mie escursioni motociclistiche…

Calexico La band di Tucson (Arizona) nata nel 1996 è quella che più rappresenta il genere, grazie anche alla voce di Joey Burns e alla batteria di John Convertino, entrambi ex-membri dei Giant Sand. Il disco da ascoltare è Selections From Road Atlas 1998-2011, (qui Crystal Frontier), primo disco live rilasciato dal gruppo, nel 2011. Annotatevi anche Years to Burn, l’ultimo lavoro pubblicato lo scorso anno insieme a Sam Beam, in arte Iron&Wine, artista che già aveva collaborato con la band nel disco In The Rains del 2005.

Lambchop Il frontman, anima e cuore di questa band davvero unica nei suoi percorsi musicali, porta lo stesso nome di un eroe della Marvel il mutante Kurt Wagner. Il nostro Kurt, classe 1959, ha fondato i Lambchop nel 1986 a Nashville. L’album che vi propongo d’ascoltare è Nixon del 2000 che contiene la bellissima Up with People. Da assaporare anche l’ultimo lavoro, molto più elettronico e altrettanto sofisticato, This (is what I wanted to tell you).

Wilco Altra band storica che arriva da Chicago, fondata dal cantante e compositore Jeff Tweedy nel 1994. Oltre all’album simbolo del successo di critica e vendite, Yankee Hotel Foxtrot (2001), nella creativa produzione degli Wilco ce n’è un altro molto interessante: Mermaid Avenue  & Summerteeth del 1998 realizzato con Billy Bragg – qui California Stars – (contiene brani scritti da Woody Guthrie e musicati dal cantautore inglese e dalla band americana). Uscì anche un volume II e, nel 2012, la raccolta definitiva del progetto: Mermaid Avenue: The Complete Sessions. Gli Wilco hanno pubblicato un nuovo album lo scorso anno dal titolo Ode to Joy.

Giant Sand La band di Tucson fondata nel 1985 da Howe Gelb ha visto avvicendarsi nella sua lunga storia vari componenti, tra questi anche Burns e Convertino dei Calexico. Da mettere in cuffia Storm del 1988 (ascoltate qui Town Where No Town Belongs). Lo scorso anno i Giant Sand hanno pubblicato Recounting The Ballad of Thin Line Man, rivisitazione dello splendido album Ballad of Thin Line Man del 1986, altro lavoro dirimente della band.

 

Jason & The Scorchers Il Jason in questione è Ringenberg, frontman e autore dei brani della band nata nel 1981 e “chiusa” nel 2010. Suoni decisamente più aggressivi, contagiosi. Non a caso viene collocata anche nel filone del cowpunk… L’album scelto è Fervor – Lost and Found del 1985 (qui il brano I Can’t Help Myself): adrenalina garantita, endorfine positive rilasciate, ottimo compagno di viaggio! Jason Ringerberg continua la sua attività solista: l’ultimo lavoro, Stand Tall, è stato pubblicato dall’eclettico musicista esattamente un anno fa.