Piernicola Pedicini: musica, politica e Meridione

Dalla lingua sarda all’inglese, dal dialetto lucano e napoletano allo spagnolo e al francese. Un intersecarsi di parole, un moderno esperanto per spiegare cos’è il Sud, d’Italia e del Mondo. La musica segue questo andare e venire da un Meridione all’altro, musica mediterranea dove la chitarra battente testimonia l’attaccamento a una terra che potrebbe essere un Paradiso e che invece muore di spopolamento, di migrazione, di ruberie, di una politica incapace. Radio Sud Globale, il disco di Piernicola Pedicini con la Brigata Fra’ Diavolo, è un lavoro duro, necessario. Pedicini che è anche parlamentare europeo e segretario del Movimento Equità Territoriale, partito politico fondato da Pino Aprile per promuovere un riscatto economico e culturale del Sud, fa parte di quella “rara” schiera dei cantautori impegnati, una volta tanto in voga.  Continua a leggere

Isabella Turso: con “Nocturne” la notte porta colori

Isabella Turso – Foto Cristiano Miretti

La notte porta consiglio, recita un vecchio detto popolare. Nel caso di Isabella Turso, la notte porta colori, animazione, gioia, vita.

La pianista e compositrice, trentina di nascita e veronese d’adozione, il 19 gennaio scorso ha publicato Nocturne, otto brani originali generati dalla notte. È proprio in quelle ore di silenzio e oscurità che l’immaginazione si riempie di suoni e paesaggi. Dal buio possono fiorire amori, luci accecanti, pensieri burrascosi, paesaggi sterminati nei quali l’ascoltatore diventa il protagonista di storie fantastiche. Continua a leggere

Sanremo, perché criticarlo?

È iniziato il Festival. Come ogni anno si officia il sacro rito di metà inverno degli italiani: una kermesse che si autocelebra. La Canzone Italiana è il contorno, servito da San Algoritmo.

Ieri sera nel mio quartiere sembrava ci fosse il coprifuoco, nessuno in giro tranne qualche umano con quadrupede al seguito per le esigenze fisiologiche di quest’ultimo. I dati appena diffusi dicono che ha avuto una media di ascolti di 10 milioni 561mila telespettatori con il 65.1% di share. Ho visto il Festival, perché non puoi criticare, discutere, giudicare se non vedi. E quello che ho visto è uno show rodato – in realtà un po’ “stanchino” per dirla alla Forrest Gump – ben fatto (e ci mancherebbe, mamma Rai si gioca una buona fetta di introiti), e trenta canzoni che sono la prova evidente che la musica, tranne rarissime eccezioni, non è di casa all’Ariston. Continua a leggere

Pierpaolo Vacca, il disco di un Bastian contrario

Pierpaolo Vacca – Foto Alessia Zedde

Il 19 gennaio scorso è uscito per per Tǔk Music Travessu, il primo lavoro solista di Pierpaolo Vacca, 32enne organettista sardo di Ovodda (Nuoro). L’avevo visto suonare dal vivo un paio di anni fa al Teatro Carcano di Milano sul palco con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura per Tango Macondo, di cui vi avevo parlato qui. Nipote di Beppe Cuga, famoso – e unico – suonatore di launeddas della Barbagia, ha iniziato a suonare l’organetto a sei anni, andando a lezione dal maestro Peppino Deiana, Tziu Peppinu. 

Come definire la musica di Pierpaolo? Bella domanda: «Non mi pongo il problema di che tipo di genere suono, la musica viene da dentro, è libera, perché incasellarla?», mi dice candido durante l’intervista. Un po’ complicato farci l’abitudine: l’artista viene da un altro mondo, antichissimo, con solide regole a cui non rinuncia. La musica è la sua vita, il resto è un di più. Stupisce la sua sincerità, la sua umiltà ma anche la consapevolezza di essere uno dei pochi eletti che siedono di diritto al desco della Musa Euterpe.

Musica e danza sono inscindibili in Travessu. L’organetto, filtrato da una pedaliera da chitarra che con enorme pazienza s’è settato, assume tante voci, un’onda sonora che si propaga e che avvolge, contraltare alle incursioni di altri artisti, dal pianista Dino RubinoCappotto è autentica World Music made in Ovodda, l’organetto viene “ricamato” dal tocco gentile di Rubino che improvvisa pulito – al percussionista senegalese Pape Ndiaye in Campid Afro, a Dj Cris, al secolo Cristian Orsini, in Danzas Sardstep, fino a Nanni Gaias e al chitarrista Fabio Calzia in Tziu Soddu. Continua a leggere

Tre dischi freschi di scaffale

In questa settimana, da venerdì scorso a oggi, sono usciti tanti lavori interessanti. Ne ho selezionati tre, che spaziano tra jazz, musica afrobrasiliana e rock alternativo. Tutte produzioni di qualità elevatissima, visti gli artisti: il mitico pianista Abdullah Ibrahim, Josyara, giovane cantautrice brasiliana e The Smile, il supergruppo spin-off dei Radiohead composto dall’inarrestabile Thom Yorke e da Jonny Greenwood più l’ex batterista dei Sons of Kemet, Tom Skinner. 

Gran buona musica, anche per chi, per esempio, naviga poco tra le onde del jazz o non conosce la Timbalada, gruppo afro carnevalesco bahiano fondato da quell’istrione di Carlinhos Brown e da Tony Mola, da cui Josyara ha ricavato i brani riarrangiati di questo disco. Per chi ha amato i Radiohead, il ritorno sotto smentite spoglie di Yorke e Greenwood  (non nuovi a questi progetti) è un sound che riporta dritti dritti agli anni Novanta. Continua a leggere

Cinti&Russo: l’omaggio rigoroso a Branduardi

Voglio bene alla patria/ Benché afflitta di tronchi rugginosi/ M’è caro il grugno sporco dei suini/ E i rospi all’ombra sospirosi/ Son malato di infanzia e di ricordi/ E di freschi crepuscoli d’Aprile

Confessioni di un malandrino è uno dei brani più belli e intensi di Angelo Branduardi, pubblicato nell’album La Luna uscito nel 1975, il secondo del cantautore lombardo che proprio quest’anno festeggia i 50 anni di carriera. Ed è anche uno degli otto scelti per confezionare un disco di cui vi consiglio l’ascolto firmato da Fabio Cinti e Alessandro RussoGuardate com’è rossa la sua bocca.

Il titolo dell’album, tratto da una frase di Sotto il tiglio (Riderà chi passi per di là/ Guardate com’è rossa la sua bocca) canzone contenuta nel celeberrimo Alla Fiera dell’Est del 1976, la dice lunga sull’approccio stilistico dei due artisti alla musica del menestrello di Cuggiono. Continua a leggere

Kriss Corradetti: mandolino, jazz e italianità

Kriss Corradetti – Foto Luca Cameli

Jazzmandoit è il titolo di un lavoro uscito a fine dicembre dello scorso anno per PlayCab firmato da Kriss Corradetti. Marchigiano, chitarrista, producer, insegnante, Kriss ha scelto di portare alla ribalta il mandolino, strumento in Italia non frequentato quanto meriterebbe, “recluso” nella musica popolare, soprattutto in quella napoletana. 

Il mandolino in altre parti del mondo è invece strumento sdoganato da tempo. Basti pensare al brasiliano Hamilton de Hollanda, virtuoso del bandolim, indirizzato a un jazz contemporaneo di grande vivacità contaminato con lo Choro, diventato uno dei grandi artisti internazionali nei circuiti e nei festival jazz di tutto il mondo. Musicabile s’è interessato a lui lo scorso maggio in occasione dell’uscita di un album divertissement dal titolo Flying Chicken (qui trovate il link all’intervista).

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Ensemble Sangineto, l’altro volto della musica popolare

Unire i punti di contatto nella World Music è importante. E quando la musica popolare sconfina nella World Music può nascere qualcosa di nuovo pur ricondotto al passato, alle nostre radici culturali. 

Un lavoro esegetico importante che ritrovo in un disco uscito giusto un anno fa in supporto digitale e nell’ottobre scorso sugli scaffali fisici. Il titolo riassume il grande e attento lavoro che ci sta dietro: Grand Tour Vol. I. È firmato dall’Ensemble Sangineto, al secolo i fratelli Caterina e Adriano Sangineto e Jacopo Ventura. Tre musicisti che vengono dalla musica popolare e da mille altre strade coltivate per lavoro e passione. Il loro Grand Tour, concepito come “l’anno sabbatico” dei giovani europei nel Sei/Settecento, che arrivavano in Italia per studiare la cultura e la storia del nostro Paese, è un appassionante viaggio in dieci canzoni nella tradizione popolare italiana. Un lavoro per nulla scontato, che solo grandi esperti e bravi musicisti possono permettersi di fare. Continua a leggere

Due dischi per due appassionate artiste

Fiorella Mannoia (con Danilo Rea) e Stacey Kent. Cos’hanno in comune queste due artiste? La voce, riconoscibile tra mille. Una calda avvolgente, l’altra leggera, swingante. Due artiste che hanno pubblicato nei mesi scorsi due lavori, la Kent il 10 novembre, mentre la Mannoia l’8 dicembre. Sono due lavori di interpretazione, brani che hanno fatto la storia della musica d’autore italiana da una parte e standard jazz dall’altra. Due omaggi alla loro provenienza artistica, raffinati, interessanti, ricchi. Ve li consiglio perché entrambe le interpreti sanno emozionare e catturare l’ascolto come poche. Continua a leggere