Maurizio Petrelli, crooner per mosche e zanzare

Scrivo canzoni per mosche e zanzare. È il curioso titolo del disco in uscita domani firmato da Maurizio Petrelli, farmacista di Monteroni in provincia di Lecce e musicista per passione e studio. Petrelli, 67 anni, è un simpatico signore innamorato di un modo di concepire la musica legato agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Brani costruiti per durare, dove il valore sta in un’alchimia di strumenti, in un buon testo e in arrangiamenti orchestrali. I suoi punti di riferimento non possono che essere Domenico Modugno e Frank Sinatra. Crooner, roba del secolo scorso, direte. Eppure, rifletto, ci vuole un ostinato coraggio per proporre in anni veloci e digitali come i nostri, dove le canzoni le fanno i computer e il canto è adattato alle mode del momento, un passo diverso, arioso, pignolo, orchestrato. Proprio questo mi è piaciuto di lui. L’essere controcorrente al limite della provocazione, il ribadire con leggerezza e autoironia uno spaccato di vita e note che diventa senza tempo, un pianeta lontano ma raggiungibile da tutti.  Continua a leggere

Caterina Comeglio, un’Isola abitata da Jazz, Soul e Pop

Oggi ritorno con una nuova cantautrice. Si chiama Caterina Comeglio, è milanese, classe 1990, ha una voce molto sofisticata, con la quale può fare tutto, dal jazz al pop al R&B. Ha pubblicato a ottobre un Ep dal titolo Isola (via Hukapan) sei brani composti da lei, nei testi e nella musica, con gli arrangiamenti del pianista Mirko Puglisi.

Gli studi musicali di Caterina sono di grande rispetto: Jazz Trinity College di Londra e quindi Leeds College of Music, come la sua esperienza sul palco che ha condiviso con il sassofonista Bob Mintzer, con Sarah Jane Morris, ma anche con Mika e Roby Fachinetti. Tre anni fa ha vinto il Premio Lelio Luttazzi nella categoria “cantautori”, con un brano Scheletri a Ballare, arrangiato da suo padre, Gabriele Comeglio, sassofonista e direttore d’orchestra. Continua a leggere

Joe Barbieri, trent’anni di musica e rispetto

Joe Barbieri – Foto Angelo Orefice

Vivere attraverso la musica è un’arte che pochi sanno praticare. È questione di attitudine, di sensibilità, di condivisione. Joe Barbieri, musicista napoletano, è uno di questi rari esseri umani. Lo seguo da anni, mi ha incuriosito fin dai suoi primi lavori per la sua “integrità musicale”. Che non significa attaccamento a un genere, anzi! Semmai, pura creatività messa in note con criteri rigidissimi. 

Artista attento alla musica del mondo con una predilezione per il jazz, la bossanova e lo choro, la sua Cosmonauta d’appartamento suonata con Hamilton de Hollanda, incredibile mandolinista brasiliano, dall’omonimo album uscito nel 2015, è uno dei brani che resta custodito nella mia playlist del cuore, tra Desde Que o Samba é Samba di Caetano Veloso e Gilberto Gil, e País Tropical cantato da Veloso, Gil e dalla grande Gal Costa (che se n’è andata a 77 anni la scorsa settimana)… Insomma, tornando a Barbieri, alla sua creatività, uno può avere tutta la fantasia del mondo, ma poi, per trasformarla in musica e fare un buon pezzo ha bisogno di tanta arte e studio.  Continua a leggere

Disco del mese/ Here It Is: A Tribute to Leonard Cohen

Fra le tante uscite di ottobre mi ha colpito un lavoro che, dalla sua pubblicazione, è diventato per me un ascolto quotidiano. Si tratta di Here It Is: A Tribute to Leonard Cohen, edito dalla Blue Note Records e dato all’ascolto il 14 del mese scorso. 

Non sono un amante dei dischi che in qualche modo sfruttano il lavoro di artisti scomparsi. Ma qui, accidenti, siamo davanti a ben altra cosa. Un vero tributo, un omaggio in punta di piedi ma potente, ricco e fedele, dove non prevale l’identità del singolo artista che interpreta ma dell’autore. Che risponde all’immenso nome di Leonard Cohen, uno dei più grandi cantautori che hanno calcato questo pianeta, ammirato, imitato, seguito. 

L’idea del disco – come probabilmente avrete già letto – è di Larry Klein, bassista stranoto, vincitore di Grammys, compositore e turnista d’eccellenza (da Bob Dylan a Peter Gabriel, da Herbie Hankock a Joni Mitchell (della quale è stato anche marito), amico di Cohen fin dai primi anni Ottanta. Il quale ha pensato a un parterre di artisti da brivido: Norah Jones, Peter Gabriel, Gregory Porter, Sarah McLachlan, Luciana Souza, James Taylor, Iggy Pop, Mavis Staples, David Gray e Nathaniel Rateliff.  Continua a leggere

NewStrikers: il jazz cantato secondo Antonio Apuzzo

I NewStrikes sono Antonio Apuzzo (al centro), Marta Colombo, Sandro Lalla, Valerio Apuzzo, Luca Bloise e Michele Villetti

Sto ascoltando l’ultimo lavoro dei NewStrikers, The Songs Album, uscito un mesetto fa anche in vinile. NewStrikers si legge Antonio Apuzzo. Vivace clarinettista e sassofonista, appassionato di poesia, un figlio, Valerio, che a 23 anni suona tromba e flicorno con lui. Insomma, una mente brillante.Antonio è l’anima di una band che – vale la pena sottolinearlo – è in totale sintonia con il “capo”. Lo si percepisce chiaramente nello scorrere degli 11 brani che compongono questo lavoro dove la voce è la protagonista. E la “star della serata” è Marta Colombo, cantante e compositrice lombarda che fa parte di questo ensemble decisamente efficace. Continua a leggere

Zoe Pia: clarinetto e launeddas. Le mille strade del jazz

Da pochi giorni si è chiuso il weekend in musica che organizza tutti gli anni in Marmilla, territorio dell’oristanese. Il Pedras et Sonus Jazz Festival, pensato sei anni fa con il pianista e compositore foggiano Roberto De Nittis e Alessandro Loi, ha visto quest’anno la collaborazione artistica con i Tenores di Orosei Antoni Milia, con i quali ha presentato Indindara, il suo ultimo lavoro che si spera diventi anche un disco.

Zoe Pia, 36 anni, è una musicista che mi ha sempre intrigato. È sarda, a riprova che l’isola – non mi stancherò mai di dirlo – è una fucina di grandi musicisti, ama le vie del jazz (inteso come musica popolare) così come, altrettanto intensamente la cultura musicale della sua regione.

Come Paolo Fresu ha iniziato a suonare – in questo caso il clarinetto – nella banda del paese, assorbendo la musica popolare, uno dei tratti distintivi del suo jazz che è azzardato definire “etno”. Le sue composizioni sono imprevedibili, un intrico di strade che trovano congiunzioni naturali con la tradizione locale ma che poi vanno per erte salite e incredibili tuffi in armoniche più “contemporanee”. Continua a leggere

Enrico Intra e Paolo Rossi, improvvisazione a Milano

Enrico Intra – Foto Pino Ninfa

L’inizio della nuova stagione de L’Atelier Musicale, arrivato alla 28esima edizione, rassegna jazz che si tiene all’Auditorio Giuseppe Di Vittorio presso la Camera del Lavoro di Milano, mi ha offerto l’occasione di fare una chiacchierata con i due artisti che si esibiranno nel concerto inaugurale di sabato primo ottobre alle 17:30, Enrico Intra e Paolo Rossi. Entrambi suoneranno in trio, il maestro Intra con Caterina Crucitti al basso elettrico e Tony Arco alla batteria, l’istrione Rossi con i suoi affiatati musicisti, Emanuele Dell’Aquila alla chitarra e Alex Orciari al contrabbasso. Un doppio trio, che si spera possa diventare un formidabile sestetto, per uno spettacolo, Ciao Enzo, dedicato a Jannacci, sintesi perfetta di musica e cabaret, amico di entrambi. Continua a leggere

Francesco Bruno: con Onirotree vive la canzone popolare… in jazz

Francesco Bruno – Foto Riccardo Romagnoli

Quando è uscito in formato digitale, un paio di mesi fa, per AlfaMusic Studio (in cd sarà nei negozi il prossimo 16 settembre), ho salutato Onirotree di Francesco Bruno con il prezioso intervento canoro di Silvia Lorenzo, con un moto di grande ammirazione. Francesco, classe 1954, è uno dei nostri grandi chitarristi jazz, un musicista che ha lasciato tracce fondamentali nella nostra musica, una per tutte Voglia ‘e turnà cantata da Teresa de Sio, con cui ebbe una bella e ricca collaborazione. Una carriera intensa che lo ha visto collaborare con molti artisti tra cui Brian EnoRichie Havens. Con il mitico autore di Freedom, ha pubblicato nel 2002 un disco, El Lugar, che vi consiglio di ascoltare. Un lavoro pignolo, meticoloso, come d’altronde è avvezzo l’artista romano.  Continua a leggere

Guido Coraddu con Miele Amaro suona la Sardegna del jazz

Guido Corraddu – Foto Agostino Mela

Ritorno dopo la pausa ferragostana per parlarvi di jazz e territorialità. Un discorso che avevo affrontato nel novembre dello scorso anno con Paolo Fresu e che torna di nuovo su questo blog grazie a Guido Coraddu, 50 anni, pianista cagliaritano di grande raffinatezza e studio. In questi anni di Musicabile ho conosciuto e incontrato tanti artisti e un buon numero di questi, soprattutto jazzisti, viene dalla Sardegna o dalla Sicilia. Perché? Un motivo antropologico ci sarà di sicuro, possiamo invocare semplicemente il “fattore isola”, territorio per forza di cose a sé, ma anche il mare che le circonda, che ha aperto la via a popoli, culture, tradizioni diverse che poi si sono fuse in un mix unico, dando vita a una propria e definita carta di identità. Continua a leggere