Musicabile

Ermanno Cavazzoni: il liscio, lo studio e il suo futuro provocatorio

Ermanno Cavazzoni

Oggi parte a Bologna Mens-a. Un festival filosofico ma non solo, che vuole portare agli studenti universitari e alla società civile una sana iniezione di cultura. Il Pensiero ospitale, in tutte le sue declinazioni, regnerà per un mese (fino al 14 ottobre) in sette città dell’Emilia Romagna. Sette “palestre” nelle quali una sessantina di studiosi di fama internazionale si alterneranno per raccontare il futuro. Questo è il tema della settima edizione.

Futuro declinato in tanti modi seguendo un filo logico che parte da Bologna con Parole, Immagini e Memoria, passa per Parma, il 22 settembre, con Fiducia, Futuro e Sostenibilità; si dirige, il 24, a Ravenna per affrontare un tema gigantesco, Conosci te stesso, per poi arrivare a  Ferrara il 6 ottobre con Maestri, ripartire per Reggio Emilia il 7 con Osa Sapere, l’8 a Vignola  per parlare di Tradizione e Traduzione e chiudere, il 14, a Modena con Tolleranza e Raccontare la Storia. 

In questo tourbillion di proposte, temi, filosofia, storia, psicoanalisi mi ha colpito la presenza di tre artisti un po’ “fuori dal coro”. Tre persone che impreziosiscono l’evento, lo trasportano in mondi onirici e di note che raccontano molto di quello che eravamo, a cui siamo legati grazie ai ricordi, ma anche di presente, l’esserci, il pulsare vita, e del futuro, le nostre aspettative, i nostri sogni e i nostri limiti. Eccoli! Ermanno Cavazzoni, scrittore, docente, studioso, Mirco Mariani, un musicista, un po’ etnomusicologo, un po’ filosofo, un po’ (tanto) provocatore che accorda un’epoca e un genere, il liscio, con cui più generazioni sono cresciute, con la contemporaneità. Detta così, lo so, non vuol dire molto, lascio a Ermanno il compito di spiegare. Infine, Baby Moira, una grandissima voce del liscio. Mirco è il frontman degli Extraliscio, band che, come dice il nome stesso, vanta una radice nel genere ma divaga nella musica attuale. Operazione che possono realizzare solo bravi musicisti, come lo sono Mirco, Moreno Il Biondo Conficconi e Mauro Ferrara, gli ultimi due, vere leggende.

Elisabetta Sgarbi s’è innamorata a tal punto degli Extraliscio che, oltre a produrli per la sua etichetta Betty Wrong, li ha portati nelle sale cinematografiche con un docufilm molto bello, triste e gioioso, Extraliscio – Punk da Balera, nel 2020, tratto da un racconto dello stesso Cavazzoni che è anche copratogonista.

Questi intrecci fanno sì che Mens-a e il Pensiero Ospitale abbiano giocato una carta sorprendente con il trio Cavazzoni, Mariani, Baby Moira. Apriranno il festival e lo faranno con uno spettacolo dove Ermanno leggerà dei suoi testi, riflessioni sul futuro, e Mirco e Baby Moira lo arricchiranno con musica e canto. «Mirco Mariani ha pensato a un set imprevedibile» – leggo nel comunicato stampa – «che passerà dalle musiche di Vivaldi alle canzoni di Gabriella Ferri, dai brani degli Extraliscio a classici della balera cantati insieme a Baby Moira. Sarà accompagnato da Christian Ravaglioli, nuova entrata negli Extraliscio, al mellotron».

Baby Moira

Il liscio per parlare di futuro. Una provocazione punk? Ci sta. Ma anche un forte richiamo alle radici, per dire che si può discutere di futuro solo se si è ancorati a un passato, lo si rispetta e lo si coltiva.

Ho chiamato Cavazzoni perché mi raccontasse di questa “prima” all’Oratorio di San Filippo Neri di Bologna, stasera alle 20:30.

Ermanno, il futuro è…liscio!
«Mirco Mariani ha rilanciato il genere dandogli una nuova veste. Lui non viene dal liscio ma dalla classica e dal jazz. Del liscio ho una grande simpatia. Ricordo da ragazzino, vivevo in una casa isolata in campagna vicino al paese, situazione tristissima, nei giorni di festa mi arrivavano quelle note allegre. Mi facevano compagnia».

Ha fatto – e continua – ballare molta gente.
È una musica popolare, sottovalutata e non facile da eseguire. Tante canzoni hanno testi modesti, sempre i soliti temi, l’amore, il mare l’estate che finisce, che però lasciano dentro qualcosa».

Veniamo a stasera, che cosa hai preparato?
«Ho scritto tanti brevi testi che si alterneranno alla musica».

Racconterai il “tuo” futuro?
«Sai qual è il vero e proprio futuro?»

Non ne ho idea…
«La morte. Il mondo è tutto un teatro dove ognuno recita la sua parte ma ha un unico finale, che tocca inevitabilmente a chiunque. Il liscio, di contro, mi sembra che sia la vita. Perché ricorda il rito di accoppiamento degli animali umani. Il pavone mostra la coda, il liscio è il nostro strumento di corteggiamento, e ciò vale per tutte le musiche popolari che sono legate alla festa, alla danza, anche nel mondo contemporaneo».

La musica popolare è condivisione, ha un che di autenticamente sincero…
«Moreno il Biondo e Mauro Ferrara sono due persone autentiche, semplici, sincere. La loro musica è così, non è qualcosa forzata dalla pubblicità, è vita. Il liscio è una di quelle poche cose che resteranno».

“Romantic Robot” è l’ultimo album degli Extraliscio, uscito nel maggio scorso. «Un disco da ascoltare a testa in giù perché se stai in piedi non lo capisci» lo ha definito Mirco Mariani

Cos’è per te la musica?
«Ti posso rispondere facendo mia una frase di Federico Fellini, che trovo bellissima: La musica è qualcosa che promette: felicità, lacrime… emozioni. Non sono parole, non ci sono significati precisi, è il distillato dell’immoralità e della passionalità».

Veniamo al tradere, il trasmettere, una delle parole che si sentiranno spesso in questo mese di Mens-a
«La trasmissione del sapere è la tecnologia, che ci rende più comoda la vita. Il progresso della civiltà è una continua miniaturizzazione: dai sassi scheggiati si è passati alla punta di una freccia, da questa alla pallottola. Lo stesso discorso lo applichi alla carrozza e ai motori. Internet ha miniaturizzato ancora di più, possiamo accumulare più cose, la civiltà progredisce così da 100mila anni. La musica c’è sempre stata, addirittura prima della parola, così dicono gli studiosi, ed è evoluta: pensa alle opere liriche nell’Ottocento, c’era la casa Ricordi che vendeva gli spartiti e la gente se li comprava per riprodurre al pianoforte quello che ascoltava a teatro. Nelle case borghesi tutti avevano un pianoforte. Quello che è successo dopo è stato distruttivo, la lirica è diventata arcaica, il mondo si riassetta continuamente, prima si compravano i dischi, oggi ci sono i file, è un processo inevitabile».

L’accelerazione del progresso è stata enorme in questi ultimi anni.
«Non sono pessimista su tutto ciò, lo sono piuttosto sul fatto che si debba morire, che siamo stati programmati così. Lo sappiamo tutti che accadrà ma non quando: era meglio essere come lo yogurt, con una data di scadenza fissata! La vita è come un attore che viene licenziato quando ha imparato alla perfezione la sua parte».

Ermanno Cavazzoni e Mirco Mariani

Perché pensi così tanto alla morte?
«Perché nel mondo di oggi è una parola vietata, non la si usa, anche il funerale è scomparso, il rituale di un tempo non esiste più. Hai notato? Uno che muore è… scomparso, ci ha lasciati, se n’è andato (dove?). È come voler dimenticare che si muore per vedersi sempre come eterni adolescenti».

Ottima osservazione…
«Il pensiero di essere mortali fa sì che le cose del mondo non valgano più. Ciò che abbiamo è solo in prestito, tutto non vale più nulla. È per questo che non se ne vuole parlare. Rido quando sento dire che qualcuno è morto a 90 anni, e la sua morte viene definita una disgrazia! Viene narrato come un evento che mai più avrebbe dovuto accadere… la nostra è una cecità volontaria. E poi, diventare vecchio, andare in pensione, sentirsi interdetto… È così bello lavorare, studiare. Ho sempre mal sopportato anche il fatto di “dover” andare in vacanza. Cosa significa?».

Pensione e ferie, beh, ci si passa tutti come la morte!
«Ci sono falsi obiettivi, false speranze, il non voler parlare del crescere, dell’invecchiare e del morire. C’è una bellezza legata all’età. Il futuro non lo vedo come desiderio di pensione e vacanza. E la morte è la cosa che ci aspetta: sono stupefatto che ci abbiano fatti così!».

Dunque?
«La morte è una trasformazione, perché se ti fermi a pensare, niente in fondo muore, niente va perduto, ma tutto si trasforma. Ciò che mi dispiace è che la mente, la tua vera identità, muoia».

Insegni ancora?
«Ho insegnato perché per me l’insegnamento è una forma di egoismo. Ho sempre cambiato i corsi di studio per gli studenti così potevo studiare, l’estate la passavo a prepararmi. Ora continuo a farlo, leggendo libri di fisica, astronomia, il sapere è vita».

Ermanno, raccontami del tuo incontro con Fellini…
«È stato importantissimo e bellissimo. Lui è una personalità artistica straordinaria, come lo sono stati gli artisti del Cinquecento. Una persona estremamente simpatica, non ho mai sentito la differenza d’età, eravamo due compagni di scuola, dove lui era il ripetente, così diceva».

Veniamo a Mens-a. Mens, mente che ha bisogno di nutrirsi. Tu hai sempre avuto una certa curiosità per le menti strane, basta leggere Il poema dei lunatici
«Le menti storte mi hanno sempre incuriosito. Quel libro è nato da una ricerca che avevo fatto per lavoro leggendo centinaia di cartelle cliniche di ammalati psichiatrici. Poi il racconto si è dipanato in piccole avventure».

Menti storte e avventure, un bel collegamento!
«Mi sono sempre sentito anch’io sul filo della lama, spesso ho pensato che avrei potuto cadere dall’altra parte. Nella narrativa (il cinema è più giovane e deve fare ancora strada), il mondo è già stato tutto scoperto. Non esiste più un’avventura reale. Questa si è spostata nel “globo mentale”, e navigare nella propria mente è un’avventura spesso rischiosa!».

Exit mobile version